Dopo numerose controversie legali, nel Regno Unito saranno circa 370 mila le aziende che, avendo stipulato un’assicurazione potrebbero ricevere rimborso per l’interruzione di attività.

In tutta Europa, i provvedimenti emanati per il contenimento della pandemia da Covd-19, hanno portato alla chiusura per settimane di diversi esercizi commerciali. Le immense conseguenze socio-economiche derivanti dalle decisioni governative degli ultimi mesi, hanno investito anche il settore delle polizze assicurative, proprio per la copertura dei danni causati dall’interruzione di attività, la cosiddetta Business Interruption.

La situazione europea

Negli ultimi mesi, l’esplosione della pandemia ha infatti innescato un proliferare di controversie legali aventi come oggetto le coperture assicurative relative alle perdite di profitto subite dalle imprese a causa dei provvedimenti delle autorità, soprattutto in Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Germania.

La diffusione delle misure nei Paesi coinvolti dall’emergenza, accompagnati dalla scarsa chiarezza delle polizze assicurative e dalle norme in materia di “ Interruzione di attività”, hanno reso inevitabile il coinvolgimento di organi giurisdizionali per sciogliere questo nodo.

Nonostante i giudici italiani non si siano ancora espressi in materia di Buisiness Interruption, in Inghilterra 370 mila aziende potrebbero ricevere a breve un rimborso nel caso in cui abbiano attivato in passato un’assicurazione per l’interruzione dell’attività.

Il caso inglese

Nel Regno Unito infatti, questa situazione ha innescato nel settore assicurativo numerosi conflitti relativi al pagamento degli indennizzi delle polizze contro i danni da interruzione di attività.

In particolare l’assicurazione per Business Interruption, fornisce una copertura per le perdite a seguito di eventi particolari che obbligano alla chiusura o interrompano gravemente l’attività commerciale.

In alcuni casi, queste polizze possono diventare fondamentali e aiutare l’imprenditore a coprire i costi fissi che l’attività deve comunque sostenere nonostante la chiusura forzata.

Quindi, molte aziende costrette a chiudere a causa dei provvedimenti di contenimento, hanno provato a presentare una richiesta di indennizzo associata alle polizze che ritenevano fornissero una copertura sui costi fissi, ma molti assicuratori escludevano questa possibilità.

Questo, a causa della presenza di alcune clausole contrattuali nel quali si escludeva la copertura per malattie.

La Corte Suprema inglese difende gli assicurati

Per tutelare gli assicurati e fornire chiarimenti rispetto all’ambiguità delle polizze, l’inglese Financial Conduct Athority ha deciso di procedere seguendo un’analisi dettagliata della situazione appoggiando gli esercizi commerciali.

Anche la Corte Suprema si è schierata a favore degli assicurati sulla questione della copertura assicurativa dell’evento “ Business interruption”.

La linea utilizzata dalla Corte Suprema inglese ha previsto l’interpretazione più favorevole della polizza, ovvero quella di riconoscere la copertura per l’evento Business Interruption a favore degli imprenditori.

A seguito della sentenza che chiarisce definitivamente la situazione, saranno quasi 370 mila le aziende tra Regno Unito e Irlanda che avendo siglato in passato una specifica assicurazione, potrebbero ricevere un rimborso e coprire almeno i costi fissi derivanti dalle chiusure obbligate.

La situazione italiana

Nonostante le controversie per questo tipo di polizza sono attualmente diffuse in tutto il continente e, solo in pochi Paesi come Regno Unito e Irlanda trovano soluzione, In Italia la situazione del tutto diversa.

Infatti, la scarsa presenza di garanzie di Business Interruption per le attività commerciali, ha generato un numero limitato di controversie. Questo ha portato ad irrilevanti effetti sul mercato assicurativo, ma anche alla mancanza di coperture assicurative su questo fronte, costringendo le aziende ad appoggiarsi solo sugli esigui ristori statali.