L’anno del Covid è stato anche l’anno dello smart working, un’autentica rivoluzione per molti lavoratori e l’Istituto Mckinsey fa luce sulle trasformazioni a cui il mondo del lavoro dovrà adeguarsi.

Il report Mckinsey

Alla crisi dettata dalla pandemia e generata anche dalla perdita dell’occupazione per milioni di lavoratori, si è aggiunta una graduale trasformazione nel modo di svolgere le attività che, per alcuni potrebbe essere il punto di non ritorno.

A sostenere l’ipotesi, è proprio il report del McKinsery Global Institute che valuta l’impatto della pandemia sulla domanda di lavoro e sulle nuove competenze professionali richieste in otto Paesi con modelli economici di mercato differenti.

Come riportato dal Report, da qui al 2030 circa 100 milioni di persone dovranno trovare un impiego diverso dal proprio, acquisendo nuove competenze

I settori più colpiti

L’emergenza sanitaria ha reso più che mai palese l’importanza della dimensione fisica sul luogo di lavoro. Per questo, il report ha indagato su questo fattore, scoprendo che i luoghi di lavoro in cui prima della pandemia era più frequente il contatto tra le persone saranno anche i più colpiti dalla trasformazione già in atto, condizionando gli ambiti occupazionali.

Infatti, in alcuni settori come quello del tempo libero, il virus si è abbattuto con più prepotenza proprio perché caratterizzato da un contatto ravvicinato tra le persone.

Secondo Mckinsey, l’aggravante per i settori più colpiti sarà la riduzione della domanda di lavoro che con l’aumento del lavoro a distanza e il conseguente diradarsi dei viaggi d’affari, potrebbero essere sempre meno richiesti.

Le tendenze del lavoro post-covid

Lo studio poi, evidenzia anche le principali tendenze che stanno progressivamente trasformando il mondo del lavoro, per poi allungarsi e confermarsi anche nel post pandemia.

Anzitutto, il lavoro a distanza rimarrà una costante, con interazioni e riunioni virtuali che rimarranno anche in futuro.

Considerando solo le attività che possono svolgersi da remoto senza intaccare la produttività, gli esperti di Mckinsey sostengono che in futuro circa il 20-25% della forza lavoro nei Paesi delle economie avanzate poterebbe lavorare da casa dai 3 ai 5 giorni a settimana.

Di conseguenza, lo smart working aumenterebbe di cinque volte rispetto all’era pre-covid, condizionando anche le abitudini dei dipendenti.

Cosa possono fare aziende e governi

Il cambiamento influirà inevitabilmente sul tipo di competenze richieste. La portata delle trasformazione aumenta l’urgenza per i governi e le aziende di aggiornare i programmi di formazione e istruzione rivolti ai lavoratori.

Sicuramente le aziende dovranno valutare i lavori che possono svolgersi da remoto, mentre i Governi dovranno concentrarsi sull’aiutare le imprese, migliorando ed espandendo l’infrastruttura digitale.