L’impennata dei prezzi energetici preoccupa e sempre più aziende stanno trovando il modo per poter risparmiare. Lo smart working potrebbe essere la soluzione.

Dopo la prova durante il periodo più acuto della pandemia da covid 19, il lavoro agile o smart working potrebbe tornare come soluzione contro l’impennata dei prezzi di gas ed elettricità. Questo soprattutto per le aziende.

Caro energia, la soluzione potrebbe essere ancora lo smart working

Ormai è chiaro, per limitare e migliorare il consumo energetico è necessario mettere in campo una serie di cambiamenti. In molti, stanno ricorrendo di nuovo allo smart working.

Questo porterebbe come conseguenza, un minor utilizzo delle auto e quindi del petrolio che secondo l’Aie è necessario ridurre il prima possibile.

Nel dettaglio, secondo l’Aiea, reintrodurre il lavoro agile almeno tre giorni a settimana, si tradurrebbe in un risparmio di circa 400 mila barili di petrolio e non solo.

È quindi chiaro che lo smart working ci ha inizialmente aiutato ad affrontare l’emergenza sanitaria preservando salute ed economia, ma ad oggi può aiutare  ad affrontare la nuova emergenza energetica e, in prospettiva, quella ambientale e del cambiamento climatico.

Di fatto, lavorare e vivere in modo più intelligente consente alle famiglie di ridurre le spese di trasporto. Dalla sola riduzione degli spostamenti in autoun lavoratore che possa evitare di recarsi in ufficio per la metà del tempo può risparmiare in media 2.000 euro l’anno, preservando al contempo l’ambiente, riducendo l’inquinamento e contribuendo ad un più intelligente utilizzo del territorio

Smart working prosegue in 88% aziende

Sul fronte dei vantaggi per le aziende la riduzione dei costi è stimata tra il 30% e il 50% considerati quelli relativi alle sedi lavorative e alle spese connesse. Di qui l’idea di spostare parte del risparmio in bonus per contribuire alle spese energetiche dei lavoratori.
Affinchè il risparmio avvenga, le aziende devono ripensare in modo lungimirante e sostenibile la propria organizzazione, i lavoratori, ma anche all’impatto sull’organizzazione e sull’ambiente.

Insomma, stando ai dati del Politecnico di Milano, l’uso più intelligente dello smart working potrebbe consentire alle aziende di ridurre tra il 30% e il 50% gli spazi e i loro costi. Non solo, ma questa scelta permetterebbe Paese di abbattere fino a 2,5 milioni di tonnellate di C02.

Di conseguenza, per fronteggiare la crisi energetica e il preoccupante aumento dei costi delle bollette una delle ipotesi più fattibili, potrebbe proprio essere la riconversione lavorativa, agevolando lo smart working ed erogando parte dei risparmi ottenuti dalle aziende in bonus per contribuire alle spese energetiche dei lavoratori.

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