Con l’aumento dei prezzi, in molti hanno preferito ripiegare su altre soluzioni come quella dei pellets, anche se il rincaro per molti potrebbe essere insostenibile.

Con l’inflazione che galoppa, molti prodotti alimentari hanno visto schizzare alle stelle i prezzi, mettendo a dura prova i portafogli di imprese e famiglie.

A peggiorare le cose, anche la crisi energetica con l’aumento del prezzo del gas che ha raggiunto livelli piuttosto alti, tanto da spingere in molti a ripiegare su scelte alternative come il legno o il pellet.

Il pellet come alternativa al riscaldamento tradizionale, ma ora il prezzo è schizzato

Nel corso degli ultimi anni, un’alternativa che ha preso piede molto velocemente tra le scelte degli italiani è rappresentata dal pellet. Si tratta, di un materiale che milioni di persone hanno scelto per alimentare le stufe di ultima generazione, cercando di allontanarsi dai crescenti prezzi del gas.

Anche alcune aziende hanno scelto di convertire la propria linea produttiva, iniziando a commercializzare questo combustibile ricavato dagli scarti della lavorazione del legno. Una scelta che ha coinvolto una larga parte del Paese, tanto da proclamare l’Italia il primo Stato europeo per numero di apparecchi domestici installati che consumano pellets.

Il preoccupante rincaro dei prezzi del pellet

Ad oggi, sono circa 2,2 milioni gli impianti di questa tipologia degli italiani. Il 99% del totale è rappresentato da camini e stufe, mentre il resto sono caldaie.

Rispetto al suo fabbisogno l’Italia produce davvero poco pellet, infatti ne deve importare il 90% necessario per soddisfare il fabbisogno nazionale.

Il prodotto viene importato soprattutto da Repubblica Ceca, Austria Slovacchia e Croazia, ma anche e soprattutto la Russia. E proprio qui, è nato il problema dei rincari sul prezzo del materiale.

Ovviamente alla base c’è la guerra e tutte le conseguenze, come le sanzioni che stanno rendendo piuttosto difficile il traffico globale. A causa di tutte queste situazioni, il prezzo è letteralmente schizzato alle stelle proprio per la sua difficile reperibilità. Se fino a poco tempo fa, un sacchetto da 15 kg costava non più di 6 euro, ad oggi il prezzo per la stessa quantità può salire anche intorno ai 10 euro. Un rincaro che peserà non poco sui bilanci invernali delle famiglie italiane.

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