Da qualche giorno l’Inps avrebbe deciso di non riconoscere più come malattia, il periodo di quarantena o la sorveglianza attiva che i lavoratori entrati in contatto con un positivo al covid, dovrebbero trascorrere.

Nonostante si stato fatto per tutto il 2020 grazie ad uno stanziamento del Governo precedente, l’Inps non può più farlo per il 2021 perché la copertura di contributi e stipendio per i giorni di assenza non è stata più rifinanziata.

Cosa può succedere ora

Dopo la comunicazione dell’Inps, toccherà inevitabilmente alle aziende coprire i costi del mancato riconoscimento da parte dell’Inps.

Secondo i calcoli di Unimpresa, se le aziende non dovessero coprire le eventuali malattie da quarantena, per i lavoratori ci sarà un pesante danno in busta paga.

Si parla di un taglio fino a 700 euro per una media di 10 giorni di assenza, e circa 1000 euro per una malattia di 15 giorno. Questo significa che senza il contributo dell’Inps, la quarantena sarà a carico del lavoratore o dell’impresa.

Conseguenze

In questo caso, le aziende si troverebbero a fare i conti con un doppio danno, ovvero quello di gestire l’assenza del personale con conseguenza sull’operatività, ma anche quello di dover compensare i buchi contributivi dei lavoratori costretti in quarantena.

Azioni laterali

Nonostante i sindacati uniti abbiano chiesto al Governo un intervento normativo urgente che consenta all’Istituto di assicurare le giuste tutele a lavoratrici e lavoratori, le preoccupazioni delle aziende aumentano.

Infatti, equiparare la quarantena alla malattia sarebbe un provvedimento necessario per evitare che il lavoratore utilizzi permessi o ferie per stare a casa.