L’impennata di carburante ha scatenato disagi proteste soprattutto legate alle possibili accise ancorate al prezzo finale

Accise, iva, il costo della materia prima, e il margine lordo la remunerazione, ovvero di tutta la filiera produttiva. Un prezzo finale che nelle ultime settimane si è alzato, provocando come conseguenza scioperi e disagi anche per il portafoglio.

I costi che compongono il prezzo finale del carburante

In queste ore, il Governo sta studiando delle misure per tagliare i costi al consumatore finale che incidono sul prezzo del carburante.

Uno dei primi fattori che lo compongono sono le accise, ovvero un’imposta indiretta decisa dallo Stato per alcuni beni, come benzina e gasolio.  La prima fu introdotta nel 1935 per finanziare la guerra d’Abissinia e da allora non è mai stata tolta, al contrario, sono stati aggiunti nuovi tributi per fronteggiare nuove emergenze, come la missione Onu in Bosnia o il terremoto dell’Irpinia.

Nel 1995 tutte le imposte presenti sono state unite in un’unica tassa carburanti, arrivata ad oggi ad un totale di 72,8 centesimi.

 A questa c’è da aggiungere l’iva che per entrambe è al 22%. Secondo un recente aggiornamento del ministero dello sviluppo economico, il costo delle accise per il consumatore sul prezzo finale in generale incide circa il 50%.

Al resto del prezzo, oltre i costi aggiuntivi di chi lavoro la materia prima e il compenso del 2% per gestori delle pompe, si aggiunge anche la speculazione del mercato dei futures che seguendo le logiche di mercato, influenza come diretta conseguenza tutte le materie prime.

Per mercato dei futures si intende un contratto derivato (future) negoziato su mercati regolamentati, attraverso il quale venditore e acquirente si impegnano a scambiarsi una certa quantità di una determinata attività finanziaria ad un prezzo prestabilito. Quindi è in questo contesto che potrebbe scattare la speculazione, determinando l’aumento sul prezzo finale.

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