Un colloquio di lavoro dovrebbe teoricamente ruotare intorno alle competenze del candidato, ma non sempre succede così. Un tema piuttosto attuale rimane la discriminazione sul posto del lavoro soprattutto della donna.

Non è raro infatti, che chi si occupa di reclutamento incorra in domande che oltre ad essere discriminatorie violano le disposizioni di legge, quindi illegali .

Quali le domande

Una delle domande pronunciate più di frequente soprattutto se il candidato è donna, toccano lo status sentimentale della persona violando il codice della pari opportunità tra uomo e donna secondo cui è vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro.

Secondo l’articolo, la discriminazione sarebbe proibita anche fatta alludendo allo status di famiglia, quello matrimoniale o di gravidanza. A queste si aggiungono domande che toccano la salute fisica o il credo politico – religioso della persona e che niente hanno a che vedere con il lavoro.

Quindi la domanda: “Vuoi avere figli?, pensa di diventare mamma a breve? Oppure di che nazionalità sei?” fatta durante un colloquio per una posizione lavorativa è sia illegale che discriminatoria.

Nonostante questa regola valga anche per gli uomini, dato che la vita privata non dovrebbe interferire con quella professionale, alcune ricerche hanno dimostrato un differente impatto della risposta a seconda se chi risponde è uomo o donna. Per questo motivo, il tema rimane quanto più che mai femminile.

Chi lo stabilisce

A stabilire il carattere illecito e discriminatorio delle domande durante il colloquio di lavoro, è il Decreto legislativo n.198/20006, noto come codice delle pari opportunità tra uomo e donna. Tale codice fa quindi rifermento ai casi e ai meccanismi di discriminazione nell’accesso al mondo lavoro.

Le uniche eccezioni ai limiti posti dalla legge sono ammesse soltanto per mansioni particolarmente pesanti o individuate attraverso la contrattazione collettiva. Inoltre, non costituisce discriminazione condizionare l’appartenenza di un determinato sesso per l’assunzione, quando ciò sia essenziale alla natura del lavoro, in attività come spettacolo, moda o arte.

Come comportarsi

Una legge dunque c’è, ma il più delle volte non viene applicata. Nel caso in cui una di queste domande venga posta, il candidato può legittimamente rifiutarsi di rispondere se la domanda non è funzionale al lavoro richiesto e può denunciarne eventuali illeciti discriminatori.

In Italia la tutela delle pari opportunità sul lavoro è portata avanti grazie all’attività del Comitato nazionale di Parità e della Rete delle Consigliere di parità. Le Consigliere agiscono entro le amministrazioni nazionali, provinciali e comunali.

La Consigliera inoltre, si occupa di trattare i casi di discriminazione di genere sul lavoro e della promozione delle pari opportunità anche in collaborazione con organismi nazionali.

In questo caso il pubblico ufficiale, su delega del lavoratore discriminato agisce gratuitamente, convocando il datore di lavoro per verificare i fatti e trovare un’eventuale accordo.