In pensione a 58/59 anni con 35 di contributi, perdendo il 30% in meno ecco l’idea della Meloni.

Nell’agenda del nuovo Governo Meloni, sembra esserci spazio anche per una riforma delle pensioni. Tema condiviso anche dall’alleato Salvini.

Si apre verso l’Opzione Uomo

Se le pensioni avviate con l’Opzione Donna sembrano rallentare, arriva l’idea di introdurre l’Opzione Uomo che consentirebbe una maggiore flessibilità di uscita dal mondo del lavoro.

L’ipotesi si aggiungerebbe così, a quella Lega che prevedeva la cosiddetta “Quota 41”. L’idea del nuovo Governo potrebbe essere quella di consentire ai lavoratori flessibilità in uscita, rinunciando però alla pensione completa. Questo sistema permetterebbe di mettersi in pari con le nuove generazioni, già tutte con il meccanismo contributivo.

Il peso delle pensioni nei conti pubblici e le nuove proposte

Il modello presentato da Giorgia Meloni, per la Lega potrebbe non essere sufficiente visto che sembra insistere sulla proposta di Quota 41.

 Ovvero una pensione anticipata per chi ha 40 anni di contributi, anziché 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni + 10 mesi per le donne.

Di fatto, la scelta sulla quale il Governo spingerà, dipende inevitabilmente dalle risorse a disposizione nel bilancio statale.

Secondo la Lega, infatti, Quota 41 costerebbe circa 4 miliardi di euro e successivamente 5 miliardi all’anno. Al contrario, l’Inps indica un costo per 18 milioni nel triennio.

In ogni caso, la spesa per le pensioni in Italia sarà sicuramente destinata a salire, fino ad arrivare nel 2025 a pesare sul pil per il 17,6%.

Cosa dicono i sindacati

Sulle proposte della nuova maggioranza, i sindacati mettono il veto. In particolare il segretario della Cgil, Landini le ritiene una strada impercorribile e boccia sul nascere la proposta di pensionamento anticipato 58/59 anni con il 30% in meno dell’assegno.

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