Il nuovo codice degli appalti pubblici è stato definitivamente approvato in Consiglio dei Ministri. Semplificazione e digitalizzazione sono gli elementi chiave ed ispiratori delle nuove disposizioni in attuazione dell’articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78, recante “delega al Governo in materia di contratti pubblici”. Il codice entrerà in vigore il 1° aprile 2023 e le norme in esso contenute acquisiranno efficacia il 1° luglio 2023. L’approvazione del nuove codice degli appalti si inserisce in quel percorso obbligato fatto di riforme utili al raggiungimento degli obiettivi concordati a Bruxelles, e necessarie per sbloccare e ricevere i 19 miliardi del PNRR.

Nuovo codice appalti: i punti chiave

Le nuove norme del codice degli appalti sono riassunte in 229 articoli mentre i 36 allegati sostituiscono le 104 norme secondarie rendendo il provvedimento immediatamente applicabile. In sintesi, le novità più importanti sono:

  • Il dissenso qualificato. Le amministrazioni avranno una cornice più limitata per bloccare un’opera. In sede di conferenza di servizi l’ente che esprime parere negativo, dovrà non solo motivare ma anche, e soprattutto, fornire una proposta alternativa.
  • La liberalizzazione degli appalti sotto soglia. Fino a 5,3 milioni di euro le stazioni appaltanti potranno decidere di attivare procedure negoziate o affidamenti diretti, rispettando il principio della rotazione. I piccoli comuni potranno inotre procedere ad affidamenti diretti fino a 500 mila euro.
  • La Banca Dati Nazionale dei contratti pubblici dal primo gennaio 2024. Tutti gli scambi di informazione avverranno su una piattaforma digitale nazionale, in modo che le imprese non siano costrette a presentare la stessa documentazione più di una volta. Questo si tradurrà in un notevole risparmio di tempo e costi.
  • L’appalto integrato libero e la liberalizzazione degli appalti sottosoglia. L’appalto integrato, che prima era vietato permetterà ora di attribuire con una stessa gara il progetto e l’esecuzione dei lavori.
  •  La “paura della firma”. Ritoccate le sanzioni: niente colpa grave per i funzionari e i dirigenti degli enti pubblici se avranno agito sulla base della giurisprudenza o dei pareri dell’autorità.

Le quotazioni in appalto e gli indici Istat

Rispetto alle quotazioni in appalto, viene confermato l’obbligo di inserimento delle clausole di revisione dei prezzi al verificarsi di una variazione del costo superiore alla soglia del 5%, con il riconoscimento in favore dell’impresa dell’80% del maggior costo. Per la determinazione della variazione dei costi e dei prezzi si utilizzano gli indici Istat, tra cui quelli dei prezzi al consumo e alla produzione e gli indici delle retribuzioni contrattuali orarie. Nel nuovo codice degli appalti è inoltre previsto il riordino delle competenze dell’Anac, le cui funzioni sanzionatorie e di vigilanza vengono rafforzate.

Salvaguardia del Made in Italy

Il nuovo codice degli appalti, pone particolare attenzione anche alla salvaguardia del “made in Italy”. Come si legge nel comunicato del MIT, tra i criteri di valutazione dell’offerta è previsto come premiale il valore percentuale dei prodotti originari italiani o dei paesi UE, rispetto al totale. Una tutela per le forniture italiane ed europee dalla concorrenza sleale di Paesi terzi. Le stazioni appaltanti possono indicare anche i criteri di approvvigionamento dei materiali per rispondere ai più elevati standard di qualità.

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Come riportato nel comunicato stampa del 28 marzo dal MIT, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il nuovo codice appalti ha il pregio di procedere nella direzione della semplificazione, sburocratizzazione delle procedure e liberalizzazione. “Per fare una gara si risparmieranno da sei mesi ad un anno”.

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